Autori
Gianni Martinucci
- Fin da gli anni dell’Accademia Libera del Nudo, l’artista manifesta la sua indole analitica negli studi grafici sul corpo umano indagato con un segno incisivo e sottile o frantumato in segni dinamici a onde. Successivamente prosegue l’analisi del movimento in termini di vibrazioni cromatiche che espone nel 1974 nella prima personale Fessure - Colore, presentata da Maurizio Fagiolo nella storica Galleria dell’Obelisco a Roma. Determinante l’incontro con l’opera di Rudolf Steiner, filosofo-scienziato dell’Antroposofia, scienza dello spirito che individua connessioni fra natura sensibile e mondo interiore. Appassionato studioso di questa visione del mondo, Martinucci ne ha fatto il fil rouge della sua opera: egli trascrive, con una grafia minuta come tessitura, brani significativi dell’opera steineriana su tavole di legno dove la scrittura segue le venature come i righi di un immaginario spartito; su libri d’artista di carta colorata e dipinta o su libri lignei che rappresentano il cielo; su microarchitetture complesse e leggerissime. La sua opera, pervasa di spiritualità, intende rendere visibili immagini di mondi superiori percepiti nella coscienza. Ha esposto in numerose mostre personali in gallerie e musei in Italia e all’estero, tra cui il MoMA di New York, il Museo Gutenberg di Mainz, il Museo Nazionale Romano. Di lui hanno scritto, tra gli altri, Gillo Dorfles, Mirella Bentivoglio, Lorenza Trucchi.
Gianni Martinucci
- Fin da gli anni dell’Accademia Libera del Nudo, l’artista manifesta la sua indole analitica negli studi grafici sul corpo umano indagato con un segno incisivo e sottile o frantumato in segni dinamici a onde. Successivamente prosegue l’analisi del movimento in termini di vibrazioni cromatiche che espone nel 1974 nella prima personale Fessure - Colore, presentata da Maurizio Fagiolo nella storica Galleria dell’Obelisco a Roma. Determinante l’incontro con l’opera di Rudolf Steiner, filosofo-scienziato dell’Antroposofia, scienza dello spirito che individua connessioni fra natura sensibile e mondo interiore. Appassionato studioso di questa visione del mondo, Martinucci ne ha fatto il fil rouge della sua opera: egli trascrive, con una grafia minuta come tessitura, brani significativi dell’opera steineriana su tavole di legno dove la scrittura segue le venature come i righi di un immaginario spartito; su libri d’artista di carta colorata e dipinta o su libri lignei che rappresentano il cielo; su microarchitetture complesse e leggerissime. La sua opera, pervasa di spiritualità, intende rendere visibili immagini di mondi superiori percepiti nella coscienza. Ha esposto in numerose mostre personali in gallerie e musei in Italia e all’estero, tra cui il MoMA di New York, il Museo Gutenberg di Mainz, il Museo Nazionale Romano. Di lui hanno scritto, tra gli altri, Gillo Dorfles, Mirella Bentivoglio, Lorenza Trucchi.
Gianni Martinucci
- Fin da gli anni dell’Accademia Libera del Nudo, l’artista manifesta la sua indole analitica negli studi grafici sul corpo umano indagato con un segno incisivo e sottile o frantumato in segni dinamici a onde. Successivamente prosegue l’analisi del movimento in termini di vibrazioni cromatiche che espone nel 1974 nella prima personale Fessure - Colore, presentata da Maurizio Fagiolo nella storica Galleria dell’Obelisco a Roma. Determinante l’incontro con l’opera di Rudolf Steiner, filosofo-scienziato dell’Antroposofia, scienza dello spirito che individua connessioni fra natura sensibile e mondo interiore. Appassionato studioso di questa visione del mondo, Martinucci ne ha fatto il fil rouge della sua opera: egli trascrive, con una grafia minuta come tessitura, brani significativi dell’opera steineriana su tavole di legno dove la scrittura segue le venature come i righi di un immaginario spartito; su libri d’artista di carta colorata e dipinta o su libri lignei che rappresentano il cielo; su microarchitetture complesse e leggerissime. La sua opera, pervasa di spiritualità, intende rendere visibili immagini di mondi superiori percepiti nella coscienza. Ha esposto in numerose mostre personali in gallerie e musei in Italia e all’estero, tra cui il MoMA di New York, il Museo Gutenberg di Mainz, il Museo Nazionale Romano. Di lui hanno scritto, tra gli altri, Gillo Dorfles, Mirella Bentivoglio, Lorenza Trucchi.