MACMa EXPO

MACMaExpo

Pittore matinese con la sua produzione innovatrice e rinnovatrice sul paesaggio, che lo discosta nettamente dalla consolidata tradizione paesaggistica locale, influì notevolmente al rinnovamento della cultura salentina aprendola agli sviluppi dell’arte contemporanea, sollecitando al “nuovo” il gusto artistico degli anni Quaranta ancora marcatamente influenzato dalla scuola napoletana dell’Ottocento.

La ricerca pittorica dell’autore, di carattere intimo e privato, si svolge in particolare sul paesaggio salentino che nel corso degli anni Quaranta e Cinquanta trasmuta dal figurativo alle soluzioni pittoriche vicine all’astrattismo.

L’elemento primario nelle sue tele è la luce che assume connotazioni differenti nei paesaggi colti in atmosfere cangianti a seconda delle stagioni o del mutamento diurno in cui sono raffigurati. «una luce colta nel suo evolversi eterno e nella sua eterna fissità», come rileva Aldo Bello, una luce a volte sbiancante, glaciale, infuocata, tenebrosa, mai soffusa, smorzata o sfumata. Una luce che non rischiara ma che abbaglia, che non riscalda ma che infuoca.


La collezione permanente del MACMa è concepita come un organismo in continua crescita e trasformazione, che attraverso percorsi tematici, mette in luce la ricchezza e la molteplicità delle prospettive.

La collezione è esposta solo in parte sia per motivi di spazio che come scelta curatoriale (fin dalla fondazione), per una fruizione museale dinamica tanto delle opere che dei percorsi, offrendo una visione d’insieme della poesia visiva in Italia, dagli anni Sessanta a oggi, rappresentativa delle diverse tendenze di questa neoavanguardia.

Il fenomeno si è sviluppato nel tempo in modo significativamente complesso con risvolti di derivazione futurista, new dada, concettuale e pop. Questa poetica sperimentale comprende al suo interno articolazioni variamente denominate: poesia visiva, concreta, sonora, nuova scrittura, poesia visuale, mail art ed altre aggettivazioni, con implicazioni concettualmente e tecnicamente differenti che spaziano dalla scrittura all’installazione, alla performance. Gli autori, presenti in mostra, hanno sviluppato percorsi di ricerca ricchi di contaminazioni con sperimentazioni variamente connotate che rendono difficili classificazioni a carattere univoco.

L’attuale percorso espositivo circolare rispetta criteri storico-cronologici e inserisce i singoli autori all’interno dei gruppi di appartenenza, non trascurando la tipologia delle opere che si collocano in particolari momenti della ricerca individuale.


“…in quelle foto io c’ero, insomma non c’ero proprio dentro, stavo a una certa distanza, avrei potuto esserci, ero uscito poco prima, sono probabilmente quello coperto da un altro… Quegli avvenimenti fotografici parlano di me, sono una proiezione dei miei ritratti…” Lamberto Pignotti

Diario Corale di Lamberto Pignotti 1962 – 2015” , dal primo libro della Collana “Asserzioni” testimonianze e testimoni contemporanei, protagonisti dell’arte e della letteratura internazionale. Una narrazione d’immagini che coinvolge il lettore tanto da immedesimarsi e ritrovarsi in una o più delle foto (una per ogni anno) estrapolate dall’autore dai quotidiani dal 1962 al 2015. La storia raccontata con cinquantaquattro immagini datate e firmate.

Lamberto Pignotti, poeta, scrittore, saggista, ha fondato a Firenze, con altri autori, artisti, musicisti e studiosi il Gruppo 70 nel 1963 e nello stesso anno ha partecipato al Gruppo 63. Ha pubblicato libri di poesia, narrativa, saggistica, antologie e poesia visiva. La sua scrittura verbovisiva attinge in maniera critica e dissacrante a vari codici iconografici dei media.

Per la poesia, nel 2012 ha vinto il premio Bodini (settima edizione) a Cocumola (LE); nel 2015 il premio Capalbio.


MACMa – Museo Arte Contemporanea di Matino
Opening 8 luglio 2017, ore 19:30


8 luglio – 31 agosto 2017
Scuderie, Palazzo Marchesale
Matino, Le

La mostra è documentata da un catalogo con i testi dei curatori e le immagini delle opere in mostra.
Fulvio Tornese nato a Lecce nel 1956, città in cui vive ed esercita la professione di architetto in una felice fusione con la sua pratica artistica. Lavora presso l'Università del Salento, dove ha firmato progetti di musei e biblioteche ed è responsabile degli allestimenti per le grandi mostre d’arte dell’Ateneo. La sua ricerca pittorica prosegue in maniera costante sin dagli esordi e i suoi riferimenti formali si rintracciano nella tradizione del Novecento italiano contaminato dalla Pop Art e dal fumetto. Le sue opere, realizzate con tecniche tradizionali su supporti quali tela, carta e tavola, vanno dalle monumentali pale d’altare fino ai piccoli formati su tavola e multistrato di carta.
La produzione di multipli viene anche realizzata su tablet touch-screen e stampata a tiratura limitata. È presente con le sue opere in collezioni pubbliche e private. Tra le mostre più importanti si annoverano le personali di Barcellona nel 2009; presso l’Italy Point Gallery del Today Art Museum di Pechino nel 2011; presso l’Ambasciata d’Italia in Kuwait nel 2007. Numerose sono inoltre le mostre personali in gallerie di Milano, Roma e Firenze. Artista residente di Monteoliveto Gallery ha percorso i più importanti Saloni d’Arte Internazionali di Francia quali Strasburgo, Nizza, Parigi, Lione, Bordeaux, Mulhouse, Aix-en-Provence, e d’Europa come Principato di Monaco, Amsterdam, Lussemburgo, Stoccolma , Gent.

Il MACMa – Museo di Arte Contemporanea di Matino ospita nello spazio espositivo delle Scuderie la prima tappa della mostra itinerante “Siamo solo il nostro sguardo” personale di Fulvio Tornese supportata da Galleria Monteoliveto, promossa dal Comune di Matino e patrocinata da Regione Puglia, Provincia di Lecce, Ordine degli Architetti, Paesaggisti e Pianificatori della Provincia di Lecce, Puglia Promozione.
La mostra presenta un nutrito corpo di opere della più recente produzione di Fulvio Tornese, che sin dagli anni Ottanta ha individuato nella disciplina pittorica la sua ideale traduzione formale, attraversando un’estetica che si intreccia con la poetica delle immagini sulla città e trova i suoi riferimenti nei maestri del ‘900 dell’arte, dell’architettura e della letteratura.
Le forme regolari, il segno definito, la declinazione del bianco e le figure antropomorfe in primo piano, caratterizzano la selezione di opere appartenenti al progetto che Fulvio Tornese suole chiamare i bianchi. Riuniti in questa personale sotto il titolo “Siamo solo il nostro sguardo”, i bianchi sembrano invitare all’attenzione verso il sé e verso ciò che lo circonda, un suggerimento a volgere lo sguardo in un continuo movimento dall’esterno verso l’interno e viceversa, ad acquisire una costante e disinvolta predisposizione sulla contemporaneità. In questa narrazione, le scenografie del mondo in cui siamo abituati a muoverci quotidianamente sembrano provvisoriamente annullarsi e svelano la forma della loro essenza artificiosa, la ragione della loro presenza e la natura della loro funzione. Le architetture sbilanciate mostrano piccole porzioni di strade e piazze in cui si aggira il protagonista incontrastato di questa serie, l’uomo. La figura antropomorfa senza lineamenti del volto, sembra sospesa nella tonalità fredda del colore, utile ad annullare la congiunzione tra cielo e terra per farla emergere come unità irripetibile. Equilibrio superiore e assenza di gravità per una pittura che si fa corporea e incorporea, come le nuvole che spesso ricorrono nella trama delle sue tele narranti.
In occasione del vernissage, queste figure antropomorfe prenderanno vita attraverso una performace appositamente creata dal Teatro delle Rane - sotto la direzione di Antonio Dell’Anna e accompagnata dalle musiche originali del Maestro Daniele Dell’Anna - ispirata ai bianchi e alla loro eterna sospensione. Suggestione che affiora anche nella scelta di allestire i lavori in uno spazio espositivo caratterizzato da pareti irregolari di pietra viva e bianca di calce, sulle quali le tele di Fulvio Tornese si adagiano delicatamente attivando un dialogo armonioso ed elegante. In questa concordanza tra architettura e opera pittorica, si distingue la dinamica di una ricerca sagace, Il segno di uno sguardo acuto che si apre al mondo esterno e implode verso l’interno, il ritmo un’attenzione polarizzata dai molteplici aspetti della condizione umana, della sua relazione con la natura e con il corpo architettonico e sociale.